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Il servizio di scambio sul posto è stato introdotto dall'art. 6 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, e successivamente disciplinato dalla deliberazione dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas n. 28/06, e dai suoi progressivi aggiornamenti.
L'ultimo, con la deliberazione n. 74/08, ha operato, mediante le condizioni specificate nel Testo Integrato per lo Scambio sul Posto (TISP), una sostanziale ridefinizione, con decorrenza 1° gennaio 2009, dei criteri attraverso cui si concretizza il regime di scambio.

Cosa è lo scambio sul posto
Con scambio sul posto si intende il servizio erogato, in precedenza dall’impresa distributrice competente nell’ambito territoriale in cui è ubicato l’impianto, a partire dal 1° gennaio 2009 dal GSE, che consiste nell’effettuare un saldo annuo tra l’energia elettrica prodotta dall'impianto stesso ed immessa in rete, e l’energia elettrica prelevata dall'utenza elettrica a cui l'impianto si riferisce. In pratica, l'utenza elettrica può utilizzare i servizi di rete per accumulare l’energia prodotta dal proprio impianto e di prelevarla dalla rete quando necessario. È possibile avvalersi dello scambio sul posto solo se il punto di immissione e il punto di prelievo, dell’energia elettrica scambiata con la rete, coincidono.
Lo scambio sul posto è alternativo alla scelta di vendere l'energia elettrica: in questo secondo caso tutta l'energia prodotta viene remunerata - a prezzo di mercato - mentre con lo scambio eventuali eccedenze non possono essere vendute; l’energia elettrica immessa in rete e non consumata nell’anno di riferimento costituisce un credito, in termini di energia ma non in termini economici, che può essere utilizzato negli anni successivi a quello in cui matura. Tale quantità di energia elettrica immessa in rete e mai consumata non può essere remunerata poiché nell’ambito della disciplina dello scambio sul posto non è consentita la vendita.
Pertanto, qualora si scelga di optare per lo scambio è opportuno fare una verifica delle effettive esigenze di consumo del cliente e dimensionare l'impianto in modo da non eccedere significativamente, con la produzione prevista, tali consumi.


Per quali impianti si applica lo scambio sul posto
Lo scambio sul posto è nato per essere applicato agli impianti con potenza nominale fino a 20 kW ed associato a sistemi alimentati dalle fonti rinnovabili e dai rifiuti ammessi a beneficiare del trattamento previsto per le fonti rinnovabili, ad eccezione delle centrali ibride definite come le centrali che producono energia elettrica utilizzando sia fonti non rinnovabili, sia fonti rinnovabili, ivi inclusi gli impianti di co-combustione, vale a dire gli impianti che producono energia elettrica mediante combustione di fonti non rinnovabili e di fonti rinnovabili.
Con la legge n. 244 del 24 dicembre 2007 il regime di scambio sul posto è stato esteso a tutti gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, di potenza nominale non superiore a 200 kW.

Il “vecchio” scambio sul posto
Lo scambio sul posto è stato ideato per consentire il venir meno del costo di acquisto dell’energia elettrica per una quantità pari a quella prodotta dall’impianto, consentendo di bloccare, finché l'impianto di produzione fosse rimasto in attività, anche gli effetti del progressivo aumento delle tariffe elettriche. Nella realtà, nel primo periodo della sua applicazione, il servizio ha generalmente sofferto di due disfunzioni, che, nelle situazioni in cui si sono verificati insieme, hanno portato ad una forte riduzione dei benefici previsti per l'utente:
1)il fatto che, in molti casi, il Gestore Elettrico non operasse il blocco della fatturazione, ma procedesse ad un rimborso, a consuntivo, in rapporto a quanto precedentemente corrisposto. Il risultato di tale operazione di restituzione inevitabilmente veniva ad essere gravato di una serie di decurtazioni motivate con la presenza in fattura di costi fiscalmente irrecuperabili
2)l'indisponibilità generalizzata di gruppi di misura bidirezionali da applicare in corrispondenza del punto di allaccio, per cui, effettivamente, punto di prelievo e punto di cessione risultavano differenti, impedendo all'utente produttore di immettere direttamente nella propria rete di consumo l'energia generata dall'impianto in regime di scambio, fatto che avrebbe perlomeno consentito di limitare la parte di consumi gravata da fattura


Il “nuovo” scambio sul posto

Il TISP ha fornito i nuovi criteri per gli utenti autoproduttori con impianti che funzionano in regime di scambio sul posto.
Da un punto di vista pratico ha “ufficializzato” e regolamentato il comportamento descritto al precedente punto 1, delegando al GSE il compito di provvedere al rimborso degli oneri precedentemente corrisposti. L'utente in regime di scambio è quindi consapevole del fatto che continuerà a ricevere una fattura da onorare. Tale fattura è relativa alla quota di elettricità che l'impianto in funzione non è in grado di fornire immediatamente all'utenza quando questa ne ha bisogno. Successivamente, rispetto al conseguente esborso effettuato, verrà ottenuto un rimborso.

In pratica
•  quando è in funzione, l'impianto è in grado di fornire direttamente all'utenza una parte dell'elettricità di cui necessita (senza passare per la rete di distribuzione). Su tale quantità non agisce nessun tipo di fatturazione o rimborso
•  nei momenti in cui la potenza istantanea dell'impianto non è sufficiente a coprire le esigenze dei carichi in funzione presso l'utenza di scambio, questa ottiene dalla rete la parte restante di cui necessita. Questa parte restante viene fornita dal gestore di servizio elettrico col quale il cliente ha in essere il proprio contratto di consumo, e per tale quota continuerà a ricevere una bolletta
•  nei momenti in cui la potenza istantanea dell'impianto è superiore a quella necessaria a coprire le esigenze dei carichi in funzione presso l'utenza di scambio, questa cede alla rete la parte in eccedenza. Questa parte eccedente va a costituire la quantità che, confrontata con i consumi di cui al punto precedente, determina l'effetto dello scambio. Tanto più tenderà a bilanciare l'elettricità fatturata, tanto più si concretizzerà il rimborso, effettuato dal GSE e determinato dai criteri espressi nel TISP (prezzo medio di mercato, se aumenta il costo del kWh consumato aumenta anche l'entità del rimborso), rispetto all'elettricità per cui si continua a ricevere la bolletta
•  Il rimborso si concretizza ottenendo:
•  una quota trimestrale che deriva dal confronto tra energia ceduta ed energia assorbita solo per il trimestre di riferimento
•  un ulteriore conguaglio annuale che consente di effettuare il definitivo bilancio (le eccedenze a favore dell'utente nei trimestri più favorevoli possono andare a coprire gli eventuali deficit relativi ai mesi meno produttivi)

In definitiva, a parità di consumi, la totale entità del risparmio, rispetto alla situazione precedente all'entrata in esercizio dell'impianto in regime di scambio, sarà data:
1)  dall'elettricità prodotta nelle ore diurne e consumata direttamente dall'utente, che andrà ad abbattere l'entità delle bollette generalmente corrisposte;
2)  dal rimborso, ottenuto in base a quanto specificate nel TISP, relativo alla parte restante dei consumi, sulla quale si riceve la fattura.


Per quanto indubbiamente complesso, l'insieme di criteri introdotti per la gestione del regime di scambio sul posto, non risulta peggiorativo rispetto al sistema precedente. Quest'ultimo, infatti, va considerato per quello che in definitiva è stato il suo funzionamento “reale”, come già detto, in molti casi ben lontano dall'ipotesi dello scambio alla pari tra kWh prodotto e consumato ed alla conseguente ambizione per cui, con un corretto dimensionamento dell'impianto di produzione, non ci fosse più una bolletta da pagare.
Favorisce inoltre la libera concorrenza nell’ambito del mercato dei gestori di servizi elettrici: il rimborso è costantemente determinato dal prezzo medio di mercato, indipendentemente dal costo per il singolo kWh consumato, che può variare da gestore a gestore.
Consente, infine, di valorizzare i comportamenti “virtuosi”: il consumo immediato dell'elettricità prodotta, senza passare per la rete, rappresenta uno degli elementi positivi legati ai sistemi di autoproduzione; se il cliente è in grado di gestire una parte dei carichi elettrici abituali nelle ore in cui l'impianto è in produzione, può far aumentare consistentemente il numero di kWh che spariscono dalla sua contabilità elettrica.





N.B.
Per gli impianti fotovoltaici connessi alla rete, lo scambio o la vendita sono un contributo aggiuntivo all'incentivo Conto Energia, che, in entrambi i casi, è corrisposto per la totalità dell'energia prodotta dall'impianto stesso.